News

Ultime notizie.

Anno 2017

  • 27 aprile
    La Vecchia Mitraglia è protagonista del fumetto di Andrea Foches Salvanèl e l’allegra orchestrina pubblicato dal settimanale Vita Trentina in occasione del Parco dei Mestieri proposta per le scuole e le famiglie organizzato da Trento Film Festival. Andrea Foches, designer trentino che per il Parco dei mestieri ha realizzato il logo del Salvanèl, dal 2007 propone ogni anno le storie a fumetti “Le avventure del Salvanèl”. Quest’anno i personaggi alle prese con la rossa figura leggendaria dispettosa ma altrettanto benefica sono Giorgio Cappelletto, Laura Gasperi, Giovanni Kezich e Boris Sclauzero.

    leggi la storia a fumetti Salvanèl e l’allegra orchestrina
  • 21 marzo
    Press report: “Così rivive il mondo epico delle osterie di una volta”, di Daniela Mimmi, Trentino
    leggi  l’articolo Trentino_21_marzo_2017
  • 20 marzo
    Presentazione del CD La Vecchia Mitraglia. Musica popolare alla trasmissione POST IT Rai3, trasmessa dalle 12.30 sulle frequenze di radio1, condotta da Alessandra Tortosa.

    Ascolta la registrazione della puntata:

  • 12 marzo
    È uscito il CD La Vecchia Mitraglia. Musica popolare.
    Lo trovi a:
    Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina
    San Michele all’Adige (TN) | 0461 650314 | info@museosanmichele.it
    – Musik Import, Piazza Cristo Re, Bolzano | 0471 271895
    – Disco New, via Kolping, Bolzano | 0471 970896
    Contiene i brani

    1. Pairis 2′ 14″
    2. Melodie del Maggio 4′ 48″
    3. Talijanska 1′ 49″
    4. La bella Gigogìn 1′ 24″
    5. Romagna mia 2′ 43″
    6. La Seundzo d’Allein 2′ 44″
    7. Schneewalzer 1′ 47″
    8. Esperanza l’Aranesa 3′ 41″
    9. Saltarello di Faenza 2′ 6″
    10. Lebedik un Freilakh 2′ 7″
    11. Sherele 2′ 25″
    12. Valzer di Malesco 2′ 12″
    13. Vos tu venir Nineta 2′ 39″
    14. Tarantella 2′ 43″
    15. Lavanderina 1′ 49″
    16. Piemontesina 2′ 51″
    17. La Mila 3′ 32″
    18. La vaca mòra 2′ 43″
    19. Mazurca del Friuli 2′ 56″
    20. Rosamunda 3′ 0″
    21. L’ambasciatore 2′ 14″


    Qual è il significato del nome del gruppo? Che cosa vuol dire “La Vecchia Mitraglia”?

    Io e quelli della mia età abbiamo ancora fatto in tempo a conoscere le osterie, nei paesi, ma anche in città, dove gli uomini andavano la domenica o gli anziani anche tutti i pomeriggi a bere il vino e giocare alle carte. Niente a che vedere con le osterie di oggi, dove è tutto griffato, e magari poi paghi anche di più che se vai al ristorante. Lì, nelle osterie di una volta ti mettevi zitto e buono in un angolo, non c’era mai niente da mangiare e magari il vino era anche cattivo. Però se stavi attento potevi sentire tanti racconti, di guerra, della lotta partigiana, dell’emigrazione, del recupero delle bombe in montagna, di tante cose. Musica non ce n’era poi tanta, ma qualche volta sì e allora qualcuno suonava e poi si cantava. Sembrava di essere un po’ alla fine di un’epopea, in un interregno, come quando è finita l’Iliade, e deve ancora cominciare l’Odissea: una cosa del genere. Tutto quello che riguardava questi anziani era pieno di dignità: fosse la guerra partigiana, o la ritirata di Russia, o qualche episodio in qualche cantiere, in qualche miniera lontana, nel Belgio, in America, chissà dove. Tutto parlava di una verità antica del mondo, di una riscossa imminente, per tutti, e contro tutti gli altri. Ecco, la “Mitraglia” nasce proprio lì, in quel mondo un po’ epico, un po’ fantastico, che adesso non c’è più, tranne per noi che ce lo ricordiamo. Così abbiamo cominciato a suonare le canzoni che ci piacevano, e che pensavamo potessero star bene in quelle vecchie osterie, e che magari ci stavano pure, una volta: un po’ di risorgimento, un po’ di carnevale, un po’ di coscrizione obbligatoria e di naja, un po’ di guerra partigiana, un po’ di amorazzi disperati e un po’ di vita randagia, quella della famosa lingèra… Poi c’è stata l’adunata degli Alpini a Bolzano, nel 2012, e siamo andati a suonare in piazza, con un grosso cartello a lettere grigioverdi, che diceva LA VECCHIA MITRAGLIA. Non abbiamo suonato proprio niente di militaresco, nemmeno il “Trentatré”, ma la gente ha capito, è stato un trionfo, e il nome è rimasto.

    Come vengono scelti i pezzi? Qual è il vostro rapporto con la tradizione popolare?
    Prima di tutto, non siamo etnomusicologi. Scegliamo i pezzi perché ci piacciono, e basta: possono essere delle polke o delle mazurche del carnevale alpino, delle ballate risorgimentali, dei canti d’emigrazione, dei pezzi klezmer, o dei vecchi classici da sagra paesana sul genere di “Piemontesina” o “Rosamunda”, l’importante è che ci piacciano, che li possiamo sentir nostri, farli nostri. Ricordate cosa diceva Pavese? “Non si va verso il popolo, si è popolo…”. Così, la nostra non è la riproposta o la ricostruzione artificiale di uno stile musicale che sta altrove, e che noi osserviamo da fuori, per riproporlo in vitro, come una sfera di cristallo. La nostra musica è soprattutto nostra, anche se in origine può essere alpina, o friulana o trentina o moldava o napoletana. Le lezioncine di etnomusicologia dal palco, le lasciamo fare ad altri, che magari saranno più bravi di noi, ma che importa? Noi non siamo lì a recitare una parte, siamo lì per dire qualche cosa, sul mondo che abbiamo conosciuto, sul mondo come era e com’è, qualche cosa soprattutto di nostro.

    Chi siete voi, come musicisti?
    Il gruppo è molto eterogeneo. Ci sono alcuni musicisti di professione – Silvia con la chitarra, Rodica con il violino – un paio di semi professionisti – Laura con la fisa e Giorgio con l’altra chitarra – due perfetti avventizi – Kezich il secondo violino e Boris alle percussioni – e pure un cantautore di vaglia – Ezio Squinz alle basserie – che è anche autore di alcuni pezzi del repertorio. Siamo trentini, bolzanini, veneti, asiaghesi, moldavi.

    Come è organizzata l’attività?
    Proviamo tutte le volte che possiamo, di media una o due volte al mese. Suoniamo dove ci chiamano, con un solo imperativo categorico: “A gratis, mai!”. La musica è impegno, è dedizione, è lavoro. Di poco si vive, e di niente si muore. Quindi, cari assessori, presidenti del comitato feste, pro loco, associazioni, case di riposo, sagre della polenta, festival della castagna, carnevali coi carri e senza: una mano sul cuore, e l’altra al portafoglio, e con poca spesa, sarà LA VECCHIA MITRAGLIA a portare nella vostra festa l’allegria, il sentimento e il decoro dei nostri bei tempi andati!

    Che cos’è la copertina, e cosa rappresenta?
    Una volta nei paesi quando arrivava la cartolina della chiamata alla visita di leva, tutti i coscritti dell’anno si vestivano bene, si mettevano una coccarda sul bavero e un cappello fiorto in testa, impugnavano chitarre, mandolini e fisarmoniche, e così combinati andavano a fare il giro del paese, fermandosi a bere, cantare e suonare in tutte le osterie, e andando nelle case a chiedere un’offerta per la festa. Era il plotone di un esercito per finta, che preconizzava scherzosamente, sfottendolo, l’esercito vero che avrebbe fatti propri questi ragazzi di lì a poco. L’ultima notte la passavano in bianco, e poi scendevano a Trento, al distretto, oppure a Verona, per la visita. Era una grande festa, che naturalmente si tingeva d’amaro per quanti dovevano poi partire in guerra, e sarebbero tornati chissà quando o mai più. Obbligatoria, per i gruppi dei coscritti, la foto di gruppo, dove vediamo la forza schierata in buon ordine con i loro strumenti, come un vero plotoncino musicale sussiegoso e burlesco insieme. Così, con un fotomontaggio molto esplicito, abbiamo voluto immaginarci proprio lì, in mezzo ai coscritti della val di Fiemme o di Cembra (la classe potrebbe essere ca. il 1910 e quindi la foto del 1930 ca.), che con le loro canzoni sono una delle fonti principali del nostro repertorio.

    PS: oggi la visita di leva non c’è più, ma la festa dei coscritti si fa ancora, da qualche anno estesa anche alle ragazze, il giorno di Santo Stefano, al giovedì grasso o in altre date. Un film molto musicale di Michele Trentini, “Coraggio coscritti!”, realizzato da Museo di San Michele nel 2016, segue il giro dei coscritti dalla mattina alla sera a Cembra nel giorno del giovedì grasso.

Anno 2015

  • 12 dicembre
    Press report: “La musica popolare rivive con ‘La vecchia mitraglia’”, di Daniela Mimmi, Trentino
    leggi l’articolo Trentino_12_dicembre_2015

Anno 2014

  • 19 maggio
    Press report: “Antichi mestieri, mondo ritrovato: I musicanti della ‘Vecchia mitraglia’, con Giovanni Kezich al violino”, di M.M., l’Adige
    leggi l’articolo Adige_19_maggio_2014

Comments are closed.